martedì 23 febbraio 2016

Ipnosi: ricerche all'Università di Pisa

Università di Pisa - Ipnosicercando una foto su internet ho trovato questo interessante studio sull'ipnosi. Forse impostato su una ricerca percentualmente minima tra i possibili fruitori, solleva alcune potenzialità dell'ipnosi e quindi dell'autoipnosi. Ipotizzare che lo stato ipnotico è più facilmente inducibile a coloro i quali soffrono di una variazione genetica che rende meno efficace la degradazione della dopamina cerebrale mi pare limitativo. Non entro nello specifico medico, che non mi compete, quanto nel riportare ciò che ho rilevato nelle pratiche e soprattutto negli esercizi che insegno per operare a domicilio in autoipnosi.


A) Ho utilizzato alcune pratiche di relax ipnotico con molti benefici con mia madre affetta da una generica malattia di demenza senile dove può essere presunta una degradazione della dopamina cerebrale. Ha ottenuto benefici di rilievo per atteggiamento proattivo alla vita e calma quotidiana.
B) Vero è che ci sono elementi più o meno sensibili ad alcune pratiche ipnotiche. Altrettanto


che tutti sono ipnotizzabili. La differenza è solitamente il timing e la tipologia d'induzione

C) Ho rilevato che i soggetti, soprattutto se utilizzano pratiche di autoipnosi, acquisiscono via via una maggiore facilità ad indursi o essere indotti nello stato ipnotico. E anche in "stato ordinario di coscienza" velocizzano in modo incredibile la capacità di processare cambiamenti di stato mentale.


D) "Non esiste ipnosi tutto è ipnosi." come dice #Erickson siamo continuamente bombardati da suggestioni quotidiane, alcune delle quali anche molto subdole a confronto del lavoro dell'ipnotista che è palese al soggetto. Momenti di trance ipnotica sono possibili anche nella vita di tutti i giorni per quanto non possa sembrare possibile. Quindi possiamo dire che esiste da parte di diversi soggetti differenti modi di approcciare la realtà.

E) Citando l'articolo: "Le differenze (tra i soggetti) riguardano l’elaborazione di informazioni sensoriali, l’efficacia dell’immaginazione, il controllo della postura, dell’andatura e dell’attività cardiaca, le risposte vascolari allo stress e al dolore e perfino lo stile della comunicazione scritta”. 
Potrei dire che nella pratica ho notato un diverso approccio alla vita da parte di soggetti più predisposti all'ipnosi. Si. Questo mi dice anche che essendo possibile tramite sedute o pratiche di autoipnosi acquisire da parte dei soggetti uno stato "differente" e se questo è funzionale, lo posso ottenere anche nei soggetti che sono meno inclini all'Ipnosi preventivando un periodo di "allenamento allo stato ipnotico".

F) Alcune pratiche di analgesia sono parecchio note ai soldati. Vengono loro insegnate per ovvi motivi e possono essere apprese anche dalle persone comuni. Quindi non preoccupatevi, non dovete arruolarvi per evitare il dolore ma potete tranquillamente imparare le tecniche adeguate per uso quotidiano.

E questo mi pare molto importante anche se l'articolo non ha nessuna valenza terapeutica e non intende sostituire in alcun modo il parere del medico.

Riporto il link e l'articolo che ha stimolato queste veloci riflessioni, ringraziando lo scrittore

Alfredo Molgora
LIFEHEALING - PROFESSIONAL - IPNO COACH
PERSONALTRAINER 

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Università di PISA – Smentita la teoria classica dell’ipnosi dall’Università di Pisa
Università di Pisa – Ipnosi

Nuove prospettive teoriche e cliniche grazie ai risultati di un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa, pubblicati su “Frontiers in Human Neuroscience”
L’ipnosi rimane nel senso comune qualcosa di un po’ misterioso e inquietante. Secondo la teoria finora comunemente accettata, la risposta alle suggestioni, che caratterizza il comportamento ipnotico, è dovuta a particolari capacità di attenzione che dipenderebbero da una variazione genetica che rende meno efficace la degradazione della dopamina cerebrale.
Questa teoria è stata smentita dalle ricerche effettuate da Enrica Santarcangelo e Silvano Presciuttini, del dipartimento di Ricerca Traslazionale dell’Università di Pisa, in collaborazione con ricercatori dell’Azienda Ospedaliera Pisana: “Rispetto a studi precedenti condotti su piccoli campioni – affermano Santarcangelo e Presciuttinidell’Università di Pisa – in un campione di 100 soggetti non abbiamo osservato una correlazione tra alta capacità di risposta alle suggestioni e presenza della variazione genetica considerata precedentemente responsabile dell’ipnotizzabilità”. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Frontiers in Human Neuroscience”.
Contrariamente alla maggior parte dei ricercatori del campo, che da sempre si concentrano su ciò che accade nei soggetti dopo l’induzione dello stato ipnotico, il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa si occupa da molti anni delle differenze fisiologiche tra soggetti di alta e bassa ipnotizzabilità (un tratto cognitivo che si misura con scale) nella normale condizione di veglia. “Per noi – continuano i ricercatori dell’Università di Pisa – è importante capire se, oltre che nella diversa capacità di accettare suggestioni, i soggetti di alta e bassa ipnotizzabilità differiscono in funzioni e comportamenti della vita quotidiana. In effetti, i nostri studi hanno dimostrato che la suscettibilità all’ipnosi è associata a una serie di differenze osservabili anche nello stato ordinario di coscienza e, in alcuni casi, in assenza di suggestioni. Le differenze riguardano l’elaborazione di informazioni sensoriali, l’efficacia dell’immaginazione, il controllo della postura, dell’andatura e dell’attività cardiaca, le risposte vascolari allo stress e al dolore e perfino lo stile della comunicazione scritta”.
Le ricadute cliniche di queste ricerche possono essere importanti. Conoscere il grado di ipnotizzabilità di un paziente, e quindi alcune sue caratteristiche fisiologiche, consente, ad esempio, di mettere a punto terapie neuroriabilitative personalizzate, di controllare il dolore con la sola attività cognitiva e di affinare la prognosi cardiovascolare. “È un campo di ricerca molto fecondo – conclude Enrica Santarcangelo – Sarebbe bello riuscire a fare dell’Università di Pisa l’Ateneo che promuove ricerca multidisciplinare sull’ipnotizzabilità, perché siamo gli unici ricercatori nel mondo coinvolti nello studio sistematico di questo argomento. Purtroppo la scarsità di risorse pubbliche ci penalizza moltissimo. D’altra parte quale colosso farmaceutico finanzierebbe una ricerca che può individuare terapie efficaci che non richiedono l’uso di farmaci?”.
http://www.controcampus.it/2014/01/luniversita-di-pisa-smentisce-la-teoria-classica-dellipnosi/